Chi ha scoperto il caffè?

La bevanda più famosa al mondo immersa nella leggenda…


Chi, per primo, osservando delle bacche rosse su una pianta, ha pensato di assaggiarle e poi chiamarle ‘caffè’? Come si è arrivati a bollirne i chicchi per berne l’estratto il cui speciale aroma è giunto fino ai giorni nostri?

Fin dalla sua nascita il caffè ha stimolato molto la fantasia dei popoli che ne hanno tramandato storie e leggende. Le due più famose affondano le radici molto lontano, e chissà che non sia accaduto proprio così…

Kaldi e le capre danzanti

La prima leggenda ha luogo in Etiopia, nel IX secolo. Un giorno un giovane pastore di nome Kaldi notò degli strani atteggiamenti all’interno del suo gregge di capre. Le bestie saltavano e giocavano, spinte da una vivacità mai vista, quasi magica. Il pastore, quindi, si mise alla ricerca della causa che aveva reso così strane le sue capre: una mattina, osservandole, si accorse che si dirigevano in una radura, dove era presente una nuova pianta. Una volta avvicinatosi, il gregge cominciò a mangiarne le bacche, rosse e brillanti. Incuriosito, Kaldi decise di provare questi nuovi frutti. Inizialmente ne rimase un po’deluso: il loro sapore era amaro come carbone! Poco dopo però si sentì energico e pieno di forze!

Raccolse quindi i frutti per condividere con sua moglie questa eccitante scoperta e, dopo aver verificato che anche la donna mostrava i suoi stessi effetti, pensò che le bacche fossero un dono di Dio.

Per questo motivo li portò dai monaci di un monastero vicino che, pur mostrandosi inizialmente diffidenti, dovettero confermarne il potere energizzante.

Decisero quindi di cucinare sia i frutti che le foglie. Purtroppo il risultato non fu dei migliori: il sapore era davvero terribile, come fosse opera del diavolo! Buttarono in gran fretta tutto il preparato nel fuoco ed ecco che in tutta la stanza si diffuse l’inconfondibile aroma del caffè! I monaci seppero subito come utilizzare questa scoperta: il caffè, infatti, permetteva loro di restare svegli tutta la notte per pregare!

Omar il derviscio

La seconda leggenda si svolge nello Yemen, nella città di Mocha, dove pare vivesse un terapeuta, noto nella regione per le sue abilità curative che praticava sia attraverso l’uso della medicina sia con le preghiere rivolte ad Allah.

La sua fama divenne così grande da giungere alle orecchie del sovrano del paese e capo delle autorità islamiche che, infastidito dalla considerazione che gli prestava il suo popolo, lo screditò in pubblico e lo calunniò. Omar, pur avendo dedicatola sua vita a far del bene agli altri, si trovò con molti nemici che lo costrinsero a lasciare la città e a rifugiarsi nel deserto.

Solo, affranto e affamato, il derviscio trovò riparo in una grotta, dove vide una strana pianta, guarnita da lucide bacche rosse. Sicuro che fosse un segno del suo Dio giunto a salvarlo, raccolse i frutti e li mangiò. Il sapore, ahimè, era terribile. Decise allora di arrostirli: ma anche in questo modo le bacche risultarono immangiabili. Sfinito dalla fame, li mise nell’acqua e ne bevve il liquido e… improvvisamente si senti pieno di forze ed energia!

Nonostante l’esilio, i pazienti di Omar si recavano regolarmente da lui per ricevere i suoi prodigiosi consigli medici. Oltre alle solite cure adesso, infatti, Omar utilizzava anche le straordinarie bacche per curare i malanni dei pazienti. Ben presto la voce che il derviscio era vivo e che utilizzava una ‘medicina miracolosa’ si sparse anche a Mocha, dove il popolo si convinse che la sua sopravvivenza nel deserto fosse un segno divino! Il sovrano lo rimpatriò e venne proclamato santo dalle autorità religiose. Alla famosa pianta e alla bevanda scura estratta dai suoi frutti fu dato il nome di Mocha.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *